venerdì 7 novembre 2008

OBAMA: COME CAMBIERANNO GLI EQUILIBRI GEOPOLITICI


La vittoria schiacciante del candidato democratico Barack Obama (di cui mi pregio di essere in link in 2° grado nel neetwork di Linkedin), è uno di quegli eventi straordinario nella storia. Non v'è dubbio.
Il primo presidente nero della principale potenza economica e militare al mondo, arriva in modo provvidenziale e per certi aspetti la sua elezione è destinata a marcare un solco profondo nella nostra storia non dissimile da quanto accaduto con l'elezione del pontefice Papa Waitila.
Io non sò cosa Obama farà per il suo paese, sottoposto a difficili pressioni ed al centro di una crisi economico finanziaria che non ha precedenti.
Ma sono certo che la sua presenza al vertice degli USA è destinata a mutare profondamente gli equilibri geopolitici del pianeta.
Con l'era Bush, segnata dalle guerre in medioriente e dalla crescita esponenziale di nuove potenze economiche, 3 aree in paricolare rappresentavano per alcuni aspetti un pericolo per l'occidente.
La prima è quella sudamericana ove l'antiamericanismo stava coagulando e rafforzando l'asse CHAVEZ - MORALES, con una difficile mediazione del più liberale LULA.
Isolato, assolutamente isolato, in quell'area, il coraggioso presidente Colombiano Uribe, alle prese con la difficile guerra al narcotraffico ed alle diverse formazioni paramimiltari, nel recupero dei territori.
La seconda è l'area mediorientale, con un soggetto sempre più carismatico e seguito, quanto pericoloso, come il presidente iraniano AHMADINEJAD, segnata dal sostanziale fallimento degli interventi USA in Iraq, ma sopratutto in Afaganistan.
La terza è l'estremo oriente, con la competizione globala di colossi economici come Cina ed India, in una vera e propria guerra asimmetrica.
In questa scenario, la figura di OBAMA, potrà certamente rivelarsi idonea ad accorciare nuovamente le distanze. Accolto con clamore dalle minoranze etniche statunitensi, accolto con clamore dai paesi africani, accolto con clamore dai mussulmani d'America, OBAMA potrà costituire il giusto elemento di coagulo, ed aprire nuovi e più efficaci fronti di dialogo che si affiancheranno alla tradizionale determinazione della grande potenza nordamericana.
Questo è l'auspicio.

lunedì 22 settembre 2008

IL VALORE DELLA VERITA': CASO TELECOM: INCHIESTA NATA DAI PREGIUDIZI

IL VALORE DELLA VERITA': CASO TELECOM: INCHIESTA NATA DAI PREGIUDIZI

IL VALORE DELLA VERITA': LO STILE DANTESCO. L'articolo di Paolo Manzo

IL VALORE DELLA VERITA': LO STILE DANTESCO. L'articolo di Paolo Manzo
una ottima sintesi degli inquinamenti dell'inchiesta di Milano

IL VALORE DELLA VERITA': L'infedele di Gad Lerner: quella che i giornalisti chiamano "marchette"

http://www.gadlerner.it/

venerdì 19 settembre 2008

pensiero del giorno....


"Perdona i tuoi nemici ma non dimenticare mai i loro nomi."

L'infedele di Gad Lerner: quella che i giornalisti chiamano "marchette"

Abbiamo assistito ad un ridicolo talk show di Gad Lerner, qualche sera fa.
Tutti aspettavano grandi rivelazioni da Tavaroli che invece si è limitato a fare da Guru della Security, spalleggiato dal coautore del suo libro, e da qualche altro pseudo esperto di sicurezza, come Ernesto Savona, a lungo sostenuto economicamente nelle sue ricerche dal budget di Tavaroli. Tavaroli, che al mio intervento accenna ad un mio finto buonismo (ed il suo dove lo mette?), si è nascosto dietro ipocrite risposte del tipo "ritengo che i processi si facciano nelle sede giudiziarie" o ancora "ho rispetto per i lavori dei magistrati", evitando accuratamente di affrontare il tema centrale: la sua gestione rovinosa della sicurezza di Telecomitalia.

Rovinosa per l'azienda, rovinosa per le persone che vi lavoravano.

Ed i commenti sul blog di Lerner sono stati in gran parte di grande critica.

Confesso: mi sarebbe piaciuto essere lì per ribattere al "professionista" Tavaroli e dirgli che può prendere in giro, con la sua abile dialettica e la mancanza di argomenti degli interlocutori, i presenti, ma non chi da lui non può più farsi ingannare ed ha conoscienza delle carte del processo e dei personaggi che vi ruotano attorno, tale da poterlo fronteggiare punto per punto sia nei temi di rilievo giudiziario, sia su quelli professionali.

Dimostrargli l'inutilità e - oggi aggiungiamo - le conseguenze devastanti, dei "suoi metodi d'intelligence", aldilà della assoluta condivisione circa l'esigenza della difesa a tutto tondo dell'azienda e del suo business e di una visione integrata della sicurezza (pubblica o privata).

Dimostrargli che quel modo di fare intellingence era inutile, dannoso, antieconomico. Dimostrargli che con molto meno si poteva fare molto di più.

Ma, ahimè, questa è l'Italia.

E questo sotto il mio commento finale per Gad Lerner:
"Egregio Gad Lerner, visto che abilmente Tavaroli, ha avuto l’opportunità di dire l’ultima parola con il suo "non è corretto replicare ad Angelo Jannone che non è più in linea, ma…." e non ha risposto, limitandosi a dire che lui si è prefissato di parlare solo di lui, mentre io avrei perso un'occasione per parlare di me, chiarisco un pò di idee. E’ opinione diffusa che lei abbia di fatto trasformato una trasmissione in un palcoscenico di presentazione del libro di Tavaroli. Bene. Lo dica allora espressamente (già è importante che abbia riferito della sua amicizia con il coautore), ma non mi venga a raccontare che quegli ospiti servivano a tracciare un'idea del complesso tema della security privata, perchè se si voleva parlare di ciò allora mi dica a che serviva invitare Mucchetti, piuttosto che Gomez. Tavaroli ha ipocritamente evitato di rispondere a qualsiasi domanda che riguardasse l’inchiesta. Si, dico ipocritamente, in quanto gli atti sono ormai talmente in circolazione e propalati sui media senza possibilità di contraddittorio alcuno, che un processo televisivo sarebbe la cosa migliore ed almeno servirebbe, nel bene e nel male, a chiarire i tanti, troppi errori di questa inchiesta, ma anche
i depistaggi, le calunnie. Già: perchè in questa inchiesta i giornalisti si sono lasciati suggestionare dalle dichiarazioni e dai personaggi, ma l’inchiesta è straordinariamente ricca di prove documentali che sarebbero dovute bastare ad indagare per calunnia diverse persone. Ma sul punto rinvio al mio blog, ed al mio sito http://www.angelojannone.com, perchè veda, evita il confronto ed afferma ipocritamente "rispetto il lavoro dei magistrati" chi forse ha ancora scheletri negli armadi, io non ne ho e non ho paura di parlare dell’inchiesta. E se parlo degli altri, a differenza di quanto afferma Tavaroli, è perchè nelle condotte e negli interessi degli altri vi è la chiave dei miei guai. Tavaroli è un abile venditore della propria immagine, e qualcuno penserà anche che sia stato un bravo manager, ma non dimentichiamo che quanto accaduto è frutto della sua gestione, di chi ha la presunzione di credere che una buona security sia il suo modello. Ma allora perchè si circondava di Bernardini, di Ghioni, di Spinelli e sopratutto perchè la parola di costoro contava molto per lui? Se aveva bisogno di spregiucatezze senza grosso cervello, l’Italia è piena di criminali disoccupati e magari li avrebbe trovati anche più abituati alla riservatezza. Ma costoro erano abili generatori d’ansia. Ma lei sa chi ha eseguito l’intrusione alla Kroll (di cui Tavaroli e Ghioni parlano con vanto)? un ragazzino di 17 anni, Mariani Matteo, per puro caso presso il Sofitel, mentre Ghioni trascorreva il suo tempo in sauna. E questo ragazzo non è mai stato sentito dai magistrati, pur essendo il suo nome in decine di verbali! E sa a cosa è servita l’intrusione informatica? A nulla, "zero" spaccato, nella guerra Brasile come in altre. Le azioni efficaci di security sono state altre ed erano legali. Ma per quelle illegali, inutili, paga chi non c’entra, chi non le ha mai ordinate perchè non aveva il potere di farlo! Ma di questo nessun giornale ha voglia di parlarne? Quanto alla considerazione di Concita di Gregorio, forse eccessiva dell’"industria della paura", invece le dico che c’è un fondo di verità. Ed è proprio l’esperienza in quella security ad avermelo insegnato: non può essere concentrato nella stessa figura il potere di generare informazioni allarmanti (c.d. warning) e quello di adottare le contromisure di sicurezza. Il rischio di essere generatori di ansie, per poi proporsi quali risolutori è elevato, ed in quella security accadeva spesso. Il rispetto di un principio elementare di Governance (segregation of duties) dovrebbe, sopratutto in questo campo, separare l’intelligence (o gestione dell’informazione) dalla sicurezza.

Grazie

Angelo Jannone

venerdì 12 settembre 2008

McCain e Obama insieme per l'11 settembre. Esempio di democrazia evoluta o ipocrisia americana?

Ieri i media americani mostravano a tutto il mondo due avversari politici, due schieramenti contrapposti, uniti di fronte al ricordo del dramma dell'11 settembre. Strette di mano, ma non solo. I due candidati alla Casa Bianca, sono spinti oltre. Nella serata si promettevano reciprocamente un posto da Ministro nei rispettivi Governi. Forse un ministero dei rapporti con l'opposizione. Un esempio straordinario di un modo nuovo di concepire il contraddittorio politico, in cui primeggiano i valori della governabilità e dell'unità nazionale.
Proprio la sera precedente a casa nostra si fronteggiavano aspramente il Ministro Tremonti ed il Presidente dei DS D'Alema, e non mancava il ritorno a qualche scambio di insulti, giusto per non far perdere l'abitudine agli italiani.

Anzi. Da noi si accusa l'esistenza di un'opposizione debole o inesistente. C'è chi rimpiange la piazza, gli scioperi. Chi accusa gli italiani di assuefazione. Sopratutto quando si pensa ai privilegi della "casta".

Mentre il politologo Lutwak riferendosi all'ex Unione Sovietica dice che il popolo russo sembra voler abdicare alcune delle libertà fondamentali, in cambio di un governo forte che garantisca il ritorno all'imperialismo.

Ma allora? Potrebbe essere così anche da noi? La gente è forse meno stupida di quanto non si creda.

Non sono pochi gli italiani che preferirebbero politici "privilegiati" ma in grado di assumersi delle responsabilità.

Ecco perchè non deve scandalizzare se negli USA l'opinione pubblica apprezza lo stile dei due candidati alla presidenza. La campagnia elettorale fondata su soluzioni concrete, anche su temi che investono l'etica, diverse e ben comunicate.

Allora ci troviamo di fronte ancora una volta ad un modo evoluto e moderno di concepire il dibattito politico, ad un esempio - quello USA- di democrazia, o solo di fronte alla apoteosi dell'ipocrisa?

mercoledì 10 settembre 2008

LO STILE DANTESCO. L'articolo di Paolo Manzo

Ripropongo qui di seguito l'articolo pubblicato dal settimanale Carta Capital il 28 luglio 2008 nella traduzione italiana. Buona Lettura:

LO STILE DANTESCO


Che cosa le spie di Telecomitalia hanno a che vedere con il caso brasiliano
di Paolo Manzo

I media brasiliani hanno miracolosamente la strada del bene e del male. Nella mattina di giovedì 24, la Folha di San Paolo, intitolò "Il contatto con Nahas deruba l'esecutivo di Telecomitalia". Si Tratta del presidente del Consiglio di Amministrazione di Tim Brasile, Giorgio dalla Seta. Lui sarebbe responsabile di aver pagato a Naji Nahas 3,25 milioni di reais. Per questo sarà licenziato, secondo il giornale, nel prossimo settembre.
La storia è raccontata secondo la moda mediatica del luogo. Nahas è stato consulente di Telecomitalia, come è noto, nella negoziazione con Daniel Dantas. Ha ricevuto per questa operazione una remunerazione ancora non ben chiara, ma una parte fu realmente consegnata da Dalla Seta allo speculatore, in danaro, per essere i conti di Nashas bloccati in Brasile. Quanto all'allontanamento di Dalla Seta, è noto che il suo pensionamento già è avvenuto 2 anni fa. Il vertice di Telecomitalia gli ha chiesto di rimanere al suo posto ma proprio il dirigente fissò la data di settembre per ritirarsi definitivamente.
Nahas passò a collaborare con Telecomitalia durante la gestione di Marco Tronchetti Provera. Fu presentato a Trochetti dalla moglie dell'impreditore, di origine araba, la ex modella Afef Jnifen.
A cominciare dal suo contratto che costò 25 milioni di Euro alle casse dell'operatore telefonico, gli italiani si riavvicinarono a Dantas, sino a giungere all'accordo con il quale si erano impegnati a comprare le azioni di Opportunity in Brasil Telecom. Testimonianze nel caso italiano lo accusano di aver fatto da intermediario per il pagamento di tangenti a deputati della Comissione di Scienza e Tecnologia della Camera dei Deputati.
Questo genere di manipolazioni sono tipiche di un giornalismo che, se non è stato tendenzioso, é sicuramente superficiale. O meglio, non è giornalismo. Ben più imponente la manovra condotta a favore della difesa di Dantas nel presentare le informazioni giunte da Milano a cominciare da lunedì 21 luglio. Si dava notizia di 34 persone coinvolte in spionaggio di uomini politici, imprenditori e sinanche dello sport. Si tratta di un gruppo robusto diretto dall'ex capo della Sicurezza di Telecomitalia, Giuliano Tavaroli, e costituito da agenti dei servizi segreti italiani e anche ex agenti della CIA.
Secondo quanto riferito e sentito nel corso della settimana, i media brasiliani tendono a mescolare le carte in tavola per sostenere che uno dei motivi per cui il gruppo milanese è indiziato sarebbe il fatto di aver spiato la vita privata e gli affari di Dantas e compagnia. Appare persino che Dantas giammai avrebbe ordinato di spiare chicchesia e non contrattò la Kroll per effettuare intercettazioni illegali.
Uno degli avvocati della enorme squadra di legali che difende il Banchiere di Opportunity, Nelio Machado, affermò testualmente : "Angelo Jannone (capo della sicurezza di Tim Brasile all'epoca dell'operazione Chacal) comandava nella polizia federale". La tesi prontamente guadagnò spazio mediatico e diventò realtà. In sintesi: Dantas per mezzo della Kroll, spiava politici, imprenditori, giornalisti libbisti. E anche, da un certo momento sopratutto, i dirigenti di Telecomitalia. L'operazione dantesca cominciò quando la presidenza della multinazionale ancora era nelle mani di Colaninno, ossia prima del 2002, come risulta dal documento riservato "progetto Tokyo", che testimonia come e-mail e dossier relativi all'attività delle personalità brasiliane o residenti in Brasile circolavano nella galassia di DANTAS.

"Dantas non è da oggi che cerca di trovare nell'indagine milanese una discolpa per i suoi atti"
L'indagine del cosidetto caso Kroll cominciò per caso, frutto di una serie di spie al servizio dell'impresa Nord Americana. Le spie seguirono l'allora presidente del Banco Centrale Brasiliano Armínio Fraga, confondendolo per Andrea Caiabi, ex presindente del BNDES che era diventato consulente di Telecomitalia dopo aver lasciato l'incarico governativo. E ciò avvenne nel 2002, 2 anni prima che Jannone cominciasse a lavorare per Telecomitalia e fosse inviato in Brasile.
Il problema per Dantas, fu che Telecomitalia scoprì di essere vittima e diede inizio ad un'attività di contro intelligence. Arriva a raccogliere testimonianze di ex funzionari della Kroll.
Ed in questo scontro tra professionisti dello spionaggio gli italiani si dimostrano più competenti. Di fatto Fabio Ghioni, capo del Tiger Team, come fu battezzata la sua squadra, riesce ad entrare nella mail di Omer Erginsoy, dirigente della Kroll, ed a catturare tutto l'archivio della multinazionale americana . Ottenne anche un grande volume di dati di Carla Cico.
Cico è personaggio tipico di questa trama. Arrivò in Brasile nella fase delle privatizzazioni. Come consulente di Telecom Italia, diede il via libera perchè l'operatore del suo paese chiudesse un accordo con Opportunity. Un mese dopo fu contattata da DANTAS e arrivò ad essere presidente di Brasil Telecom. Più tardi gli italiani scoprirono che i termini dell'accordo con il banchiere brasiliano gli erano sfavorevoli.
Gli italiani, al contrario di quanto afferma la difesa di Dantas, interferirono solo per accelerare le indagini della Polizia Federale. Nella metà del 2004, lasciarono trapelare sulla Folha di San Paolo, l'esistenza dell'indagine. La rivelazione interruppe il corso delle indagini, riprese ma con un risultato più contenuto, con l'operazione Chacal dello stesso anno.
La Chacal era il risultato di 4 indagini contro Daniel Dantas & company, per costituzione di associazione a delinquere e spionaggio illegale, in corso presso la 5^ sezione Federale di San Paolo. Per evitare contaminazioni nel processo, il Pubblico Ministero, aveva escluso i documenti consegnati dalla Security di Telecomitalia frutto di controspionaggio. Pertanto non vi è nulla nei procedimenti del caso Kroll che risulti frutto di tentativi di manipolazione da parte degli italiani.
Ma ci troviamo anche nel caso italiano, di fronte ad un caso di attività illegale su cui vi è l'indagine della Procura di Milano. Ma il tiger team conferma i sospetti. "Verso la fine del 2004", come dichiarato da Tronchetti nell'interrogatorio a cui fu sottoposto dai pubblici ministeri Fabio Napoleone e Nicola Piacente il 27 giugno scorso, la Marsh & McLennan, nuova proprietaria della Kroll, " si scusò con noi e ci informò che tutte le attività contro di noi, inclusa Pirelli, erano state interrotte".
Intanto in Brasile, si filosofa circa la possibilità che KROLL abbia agito contro gli italiani per ordine di Dantas, a Milano Tronchetti informa di aver ricevuto le scuse proprio dalla multinazionale di spionaggio.
Oltre a ciò la tesi molto diffusa qui, è che Dantas fu vittima degli italiani (e non che si tratta di un caso di doppio spionaggio), e si basa su 2 testimonianze, ma 2 testimonianze molto sospette: quella di Daniel Dantas e quella di Carla Cico.
"Anche In Italia lo scandalo si spinge su politici influenti"
Torniamo a Milano dove i magistrati appurano che la squadra di Ghioni catturò l'archivio della Cico. La stessa Cico anche nel 2004, manteneva una intensa corrispondenza con Frank Holder, ex CIA e ex-Kroll, responsabile, secondo la rivista Veja, del confezionamento su ordine del banchiere di opportunity, dei dossier sopra i conti falsi all'estero del presidente Lula, dei ministri e dell'allora direttore generale della Polizia Federale, Paolo Lacerda. Sarà questa altra storia inventata per pregiudicare DD? Il banchiere finì indiziato dalla Polizia Federale per calunnia. Vi è anche un altro elemento controproducente per gli interessi di Dantas: Marco Bernardini, ex-colaboratore dei servizi segreti italiani, organizza un'agenzia in comune con l'ex agente CIA, Giampaolo Spinelli. L'agenzia si chiama Global e diede impiego ad una interprete brasiliana legata a Bernardini, Luciane Araújo, testimone nel processo milanese.
Non più tardi di 4 mesi fa, intervistata da Carta Capital, Luciane rivelava che l'avvocato di Bernardini, Vincenzo Carosi e gli avvocati di Marco Valerio stavano "lavorando insieme sulle questioni relative al processo milanese".
Carosi, durante un interrogatorio di Bernardini dichiara: "la difesa presenta un articolo di un settimanale brasiliano a firma di Leonardo Attuch ......la difesa evidenzia che ebbe un incontro casuale con Marco Valerio in Brasile....l'incontro avvenne a Belo Horizonte".
Tronchetti, che lasciando Telecomitalia, mentenne la presidenza di Pirelli, non figura sino ad ora tra gli indiziati. Sarà stato felice nella sua deposizione nel dimostrare di non conoscere i metodi di lavoro di Tavaroli e della sua squadra.
Non è facile credergli, ma in ogni caso la vicenda è ancora in corso.
Una cosa è certa, che non vi è stata alcuna richiesta di informazioni da parte della Procura Milanese sulle attività della security in Brasile.
In compenso la vicenda prende fuoco in Italia. In un'intervista al giornale la Repubblica, Tavaroli accusa gravemente 2 leader del partito dei DS, che oggi è confluito, con la Margherita, nel PD di Walter Veltroni, battuto da Berlusconi nelle elezioni di aprile. Si tratta di Piero Fassino e Nicola Rossi, che avrebbero ricevuto corruzioni da Telecomitalia ai tempi di Colaninno, depositata, secondo Tavaroli, in un conto estero movimentato dai 2 politici ex comunisti.
Tavaroli non è di mezze misure. Nella stessa intervista afferma che Tronchetti era coinvolto in tutto e che lui è distante dal consegnare i punti. Dice: "non accetto di essere il capro espiatorio".
Paolo Manzo

mercoledì 13 agosto 2008

CASO TELECOM: INCHIESTA NATA DAI PREGIUDIZI

La vicenda Telecomitalia ha chiuso solo da pochi giorni e dopo 5 anni circa dalla sua iscrizione al cosidetto mod. 21 della Procura di Milano, la sola fase delle indagini preliminari, con una storia, per di più, tutta da riscrivere perchè fondata su molte calunnie ed illazioni che solo, aimè, un processo potrà chiarire.

Eppure già delude, già lascia con l'amaro in bocca gli assettati di sangue che per anni immaginavano o sognavano forse una nuova tangentopoli, come molti giornali improvvidamente si erano precipitati a scrivere.

E cosa rimane? Indipendentemente dai miei giudizi personali su personaggi che hanno segnato, sotto certi aspetti, un momento non certo felice della mia esistenza, ma rimangono loro, le loro famiglie rovinate, la sofferenza dei familiari di Adamo Bove, che non ha retto alle calunnie. Proprio Adamo. Ironia della sorte: mi disse poco prima che entrassi in Telecomitalia: "Angelo è un esperienza bellissima, è come vivere 2 volte: nella prima vita ho fatto il lavoro che sognavo da bambino, il poliziotto, nella secondo il lavoro che sognavo da grande: il manager". La sua seconda vita terminata rovinosamente sull'asfalto rovente della tangenziale napoletana. Tavaroli (a cui dovrei cristianamente perdonare l'aver continuato a considerare me il suo più "grosso sbaglio", per avermi, di fatto, rovinato la vita con il suo enotourage di calunniatori e diffamatori, e per aver creduto alle suggestioni dei suoi migliori amici che lo mettevano in guardia forse dall'unica persona che avrebbe potuto aiutarlo a rendere la security una funzione aziendale e non un'area grigia del Gruppo Telecom). Lui, con i suoi 5 bimbi colpiti profondamente da una drammatica vicenda che mi auguro superino e dimentichino in fretta. Di lui vorrò ricordare solo la cena contadina e semplice con i suoi bimbi, sua moglie e mio figlio con mortadella e formaggio. Sasinini un bravo e colto giornalista ingannato da una chimera, un chiacchierone rovinato dal suo tentativo di rendersi utile, con un suo bimbo piccolo. Una persona che ho visto in lacrime nel mio ufficio per come viveva l'ansia di questa vicenda; Marco Mancini, abile arrampicatore, a cui i PM consentono a verbale di esprimere giudizi sul mio conto, (ricambio) ma anche un professionista instancabile che coltivava il sogno di essere il primo direttore italiano di un servizio segreto con un passato da brigadiere dei carabinieri. Quattro ragazzotti, potenziali professionisti di rango, tra cui Pompili, plasmati dal loro avido capo, Ghioni. Oltre a qualche appartenente alle forze di polizia dietro ad ognuno dei quali vi era la necessità e la debolezza di voler arrontondare il loro modesto stipendio.

Rimangono fango inutile, fiumi di parole gettate lì da 2 aspiranti collaboratori della Giustizia, Ghioni e Bernardini che, se fossero stati ritenuti realmente credibili, avrebbero dovuto condurre nelle patrie galere l'intero management dell'azienda, visto che dichiarazioni indizianti non hanno risparmiato nessuno, ma proprio nessuno, Buora, Tronchetti, Verdicchio, Dal Pino, Bracco, Chiappetta, Cappuccio e molti altri personaggi illustri.
Per il resto solo storie di cui l'Italia è piena. In ogni azienda italiana c'è una sicurezza o altre funzioni che scivolano fuori dalle righe per fare il loro mestiere, ci sono agenzie di investigazioni che acquisiscono e trattano informazioni vietate, che si avvalgono di amici nelle forze di polizia. Certo un malcostume, mi si potrà dire, ma anche degli illeciti scarsamente percepiti come tali.
E su questo gruppetto di sfigati ora si scaglieranno come cani ipocritimente inferociti, tutti i veri potenti di questa trama, cavalcando la tesi della "scheggia impazzita" fuori dal sistema, che violava regole e che ha danneggiato l'immagine di un importante gruppo italiano.
Ma aldilà di questo misero arrosto che complessivamente per lo Stato italiano si risolverà ancora una volta in un pessimo affare giudiziario, il tanto fumo che continuerà ad aleggiare nell'aria e su cui si è montata questa impressionante macchina mediatica, è il fumo dei pregiudizi. Gli ingredienti c'erano tutti. Gli stereotipi anche. Ex ROS, servizi deviati, dossier e politica ed infine soldi. Tanti? macchè! Briciole rispetto ai numeri di un gruppo come Telecomitalia degni del bilancio di uno Stato come la Bolivia.

Dagli ex marescialli assetati di potere, invidiati dai loro colleghi perchè colloquiavano con gli irragiungibili Generali. No, non si sarebbero smarcati mai Tavaroli e Mancini dal loro maledetto passato nell'Arma che non li ha certo aiutati, anzi. E loro stessi ne avvertivano il peso. Per cui come non credere a chi diceva loro di fare attenzione al Colonnello ambizioso? Loro, vittime del pregiudizio, hanno pagato con la stessa pesante moneta con cui hanno spesso rovinato le reputazioni altrui.

Ed il Colonello che passa in azienda. Ce ne sono tanti. Eppure immagino i carabinieri che indagavano le domande e le risposte che si saranno dati. Figuriamoci poi. Il colonnello dei ROS (è espressione giornalistica ma sbagliata). Pregiudizi interni mi davano come "infiltrato" del Generale Ganzer in Telecomitalia. Io sorridevo ma non mi rendevo conto della gravità di questo stupido superficiale pregiudizio.

E fuori cosa dicevano o pensavano? Il ROS a disposizione di Telecom?

Al mio primo incontro con i pubblici ministeri, il dott. Civardi mi chiese se conoscessi un ex capitano, di cui non ricordo neanche il nome, entrato in un'azienda e poi arrestato per tangenti. Non capivo il senso di quella domanda. Oggi si. Esprimeva un pregiudizio dei Pubblici Ministeri che affiora dalle tante domande poste ai testimoni, molti dei quali falsi e suggestionati.

Era ciò che pensavano di me.

E poi una specie di Spectra, idea suggestiva alimentata dai tanti "tavarolini" che amavano giocare agli 007. Un gioco innocente che ha fatto male, tanto male.

Pregiudizi, tanti pregiudizi che rimangono nei titoli dei tanti blog/immondizia che imperversano nella rete. Dietrologie di trame occulte.

Ma la verità e le spiegazioni sono ben più semplici di quanto non si immagini.
La verità è data dalle macerie che rimangono nelle mani dei pubblici ministeri, nonostante un inchiesta che mediaticamente rimmarrà alla storia, la storia dei vinti.

pensiero del giorno....


"La verità cammina con un passo normale, le bugie volano"

domenica 10 agosto 2008

DA GHIONI NUOVE .......GHIONATE

Emergono nuove "ghionate" (frase pronunciata dal suo amico Preatoni durante un interrogatorio), dagli ultimi interrogatori di Ghioni Fabio. In terminologia giuridica più appropriata si chiamerebbero "calunnie". Ma questo è un tema più serio da addetti ai lavori.
Questa volta si va da Buora con le valigie piene di soldi che gira per il Brasile scortato da agenti del SISMI, a Jannone agganciato ad una "cordata anti Pollari" etc....

Tra le tante come un fiume in piena (nell'Arma si sarebbe detto che bisogna dargli uno schiaffo per farlo parlare e cento per farlo tacere) nel verbale del 21 dicembre afferma che io avrei percepito aumenti di stipendio da Telecomitalia, sino ad arrivare ad oltre 400 mila euro l'anno. Caro Ghioni mi dica dove sono, vista la crisi finanziaria in corso, così vado a prenderli e mi ci pago l'avvocato.

In compenso lui, sentendosi bistrattato, faceva prelievi alla .......fonte.