Ripropongo qui di seguito l'articolo pubblicato dal settimanale Carta Capital il 28 luglio 2008 nella traduzione italiana. Buona Lettura:LO STILE DANTESCO

Che cosa le spie di Telecomitalia hanno a che vedere con il caso brasiliano

di Paolo Manzo
I media brasiliani hanno miracolosamente la strada del bene e del male. Nella mattina di giovedì 24, la Folha di San Paolo, intitolò "Il contatto con Nahas deruba l'esecutivo di Telecomitalia". Si Tratta del presidente del Consiglio di Amministrazione di Tim Brasile, Giorgio dalla Seta. Lui sarebbe responsabile di aver pagato a Naji Nahas 3,25 milioni di reais. Per questo sarà licenziato, secondo il giornale, nel prossimo settembre.
La storia è raccontata secondo la moda mediatica del luogo. Nahas è stato consulente di Telecomitalia, come è noto, nella negoziazione con Daniel Dantas. Ha ricevuto per questa operazione una remunerazione ancora non ben chiara, ma una parte fu realmente consegnata da Dalla Seta allo speculatore, in danaro, per essere i conti di Nashas bloccati in Brasile. Quanto all'allontanamento di Dalla Seta, è noto che il suo pensionamento già è avvenuto 2 anni fa. Il vertice di Telecomitalia gli ha chiesto di rimanere al suo posto ma proprio il dirigente fissò la data di settembre per ritirarsi definitivamente.
Nahas passò a collaborare con Telecomitalia durante la gestione di Marco Tronchetti Provera. Fu presentato a Trochetti dalla moglie dell'impreditore, di origine araba, la ex modella Afef Jnifen.
A cominciare dal suo contratto che costò 25 milioni di Euro alle casse dell'operatore telefonico, gli italiani si riavvicinarono a Dantas, sino a giungere all'accordo con il quale si erano impegnati a comprare le azioni di Opportunity in Brasil Telecom. Testimonianze nel caso italiano lo accusano di aver fatto da intermediario per il pagamento di tangenti a deputati della Comissione di Scienza e Tecnologia della Camera dei Deputati.
Questo genere di manipolazioni sono tipiche di un giornalismo che, se non è stato tendenzioso, é sicuramente superficiale. O meglio, non è giornalismo. Ben più imponente la manovra condotta a favore della difesa di Dantas nel presentare le informazioni giunte da Milano a cominciare da lunedì 21 luglio. Si dava notizia di 34 persone coinvolte in spionaggio di uomini politici, imprenditori e sinanche dello sport. Si tratta di un gruppo robusto diretto dall'ex capo della Sicurezza di Telecomitalia, Giuliano Tavaroli, e costituito da agenti dei servizi segreti italiani e anche ex agenti della CIA.
Secondo quanto riferito e sentito nel corso della settimana, i media brasiliani tendono a mescolare le carte in tavola per sostenere che uno dei motivi per cui il gruppo milanese è indiziato sarebbe il fatto di aver spiato la vita privata e gli affari di Dantas e compagnia. Appare persino che Dantas giammai avrebbe ordinato di spiare chicchesia e non contrattò la Kroll per effettuare intercettazioni illegali.
Uno degli avvocati della enorme squadra di legali che difende il Banchiere di Opportunity, Nelio Machado, affermò testualmente : "Angelo Jannone (capo della sicurezza di Tim Brasile all'epoca dell'operazione Chacal) comandava nella polizia federale". La tesi prontamente guadagnò spazio mediatico e diventò realtà. In sintesi: Dantas per mezzo della Kroll, spiava politici, imprenditori, giornalisti libbisti. E anche, da un certo momento sopratutto, i dirigenti di Telecomitalia. L'operazione dantesca cominciò quando la presidenza della multinazionale ancora era nelle mani di Colaninno, ossia prima del 2002, come risulta dal documento riservato "progetto Tokyo", che testimonia come e-mail e dossier relativi all'attività delle personalità brasiliane o residenti in Brasile circolavano nella galassia di DANTAS.
"Dantas non è da oggi che cerca di trovare nell'indagine milanese una discolpa per i suoi atti"
L'indagine del cosidetto caso Kroll cominciò per caso, frutto di una serie di spie al servizio dell'impresa Nord Americana. Le spie seguirono l'allora presidente del Banco Centrale Brasiliano Armínio Fraga, confondendolo per Andrea Caiabi, ex presindente del BNDES che era diventato consulente di Telecomitalia dopo aver lasciato l'incarico governativo. E ciò avvenne nel 2002, 2 anni prima che Jannone cominciasse a lavorare per Telecomitalia e fosse inviato in Brasile.
Il problema per Dantas, fu che Telecomitalia scoprì di essere vittima e diede inizio ad un'attività di contro intelligence. Arriva a raccogliere testimonianze di ex funzionari della Kroll.
Ed in questo scontro tra professionisti dello spionaggio gli italiani si dimostrano più competenti. Di fatto Fabio Ghioni, capo del Tiger Team, come fu battezzata la sua squadra, riesce ad entrare nella mail di Omer Erginsoy, dirigente della Kroll, ed a catturare tutto l'archivio della multinazionale americana . Ottenne anche un grande volume di dati di Carla Cico.
Cico è personaggio tipico di questa trama. Arrivò in Brasile nella fase delle privatizzazioni. Come consulente di Telecom Italia, diede il via libera perchè l'operatore del suo paese chiudesse un accordo con Opportunity. Un mese dopo fu contattata da DANTAS e arrivò ad essere presidente di Brasil Telecom. Più tardi gli italiani scoprirono che i termini dell'accordo con il banchiere brasiliano gli erano sfavorevoli.
Gli italiani, al contrario di quanto afferma la difesa di Dantas, interferirono solo per accelerare le indagini della Polizia Federale. Nella metà del 2004, lasciarono trapelare sulla Folha di San Paolo, l'esistenza dell'indagine. La rivelazione interruppe il corso delle indagini, riprese ma con un risultato più contenuto, con l'operazione Chacal dello stesso anno.
La Chacal era il risultato di 4 indagini contro Daniel Dantas & company, per costituzione di associazione a delinquere e spionaggio illegale, in corso presso la 5^ sezione Federale di San Paolo. Per evitare contaminazioni nel processo, il Pubblico Ministero, aveva escluso i documenti consegnati dalla Security di Telecomitalia frutto di controspionaggio. Pertanto non vi è nulla nei procedimenti del caso Kroll che risulti frutto di tentativi di manipolazione da parte degli italiani.
Ma ci troviamo anche nel caso italiano, di fronte ad un caso di attività illegale su cui vi è l'indagine della Procura di Milano. Ma il tiger team conferma i sospetti. "Verso la fine del 2004", come dichiarato da Tronchetti nell'interrogatorio a cui fu sottoposto dai pubblici ministeri Fabio Napoleone e Nicola Piacente il 27 giugno scorso, la Marsh & McLennan, nuova proprietaria della Kroll, " si scusò con noi e ci informò che tutte le attività contro di noi, inclusa Pirelli, erano state interrotte".
Intanto in Brasile, si filosofa circa la possibilità che KROLL abbia agito contro gli italiani per ordine di Dantas, a Milano Tronchetti informa di aver ricevuto le scuse proprio dalla multinazionale di spionaggio.
Oltre a ciò la tesi molto diffusa qui, è che Dantas fu vittima degli italiani (e non che si tratta di un caso di doppio spionaggio), e si basa su 2 testimonianze, ma 2 testimonianze molto sospette: quella di Daniel Dantas e quella di Carla Cico.
"Anche In Italia lo scandalo si spinge su politici influenti"
Torniamo a Milano dove i magistrati appurano che la squadra di Ghioni catturò l'archivio della Cico. La stessa Cico anche nel 2004, manteneva una intensa corrispondenza con Frank Holder, ex CIA e ex-Kroll, responsabile, secondo la rivista Veja, del confezionamento su ordine del banchiere di opportunity, dei dossier sopra i conti falsi all'estero del presidente Lula, dei ministri e dell'allora direttore generale della Polizia Federale, Paolo Lacerda. Sarà questa altra storia inventata per pregiudicare DD? Il banchiere finì indiziato dalla Polizia Federale per calunnia. Vi è anche un altro elemento controproducente per gli interessi di Dantas: Marco Bernardini, ex-colaboratore dei servizi segreti italiani, organizza un'agenzia in comune con l'ex agente CIA, Giampaolo Spinelli. L'agenzia si chiama Global e diede impiego ad una interprete brasiliana legata a Bernardini, Luciane Araújo, testimone nel processo milanese.
Non più tardi di 4 mesi fa, intervistata da Carta Capital, Luciane rivelava che l'avvocato di Bernardini, Vincenzo Carosi e gli avvocati di Marco Valerio stavano "lavorando insieme sulle questioni relative al processo milanese".
Carosi, durante un interrogatorio di Bernardini dichiara: "la difesa presenta un articolo di un settimanale brasiliano a firma di Leonardo Attuch ......la difesa evidenzia che ebbe un incontro casuale con Marco Valerio in Brasile....l'incontro avvenne a Belo Horizonte".
Tronchetti, che lasciando Telecomitalia, mentenne la presidenza di Pirelli, non figura sino ad ora tra gli indiziati. Sarà stato felice nella sua deposizione nel dimostrare di non conoscere i metodi di lavoro di Tavaroli e della sua squadra.
Non è facile credergli, ma in ogni caso la vicenda è ancora in corso.
Una cosa è certa, che non vi è stata alcuna richiesta di informazioni da parte della Procura Milanese sulle attività della security in Brasile.
In compenso la vicenda prende fuoco in Italia. In un'intervista al giornale la Repubblica, Tavaroli accusa gravemente 2 leader del partito dei DS, che oggi è confluito, con la Margherita, nel PD di Walter Veltroni, battuto da Berlusconi nelle elezioni di aprile. Si tratta di Piero Fassino e Nicola Rossi, che avrebbero ricevuto corruzioni da Telecomitalia ai tempi di Colaninno, depositata, secondo Tavaroli, in un conto estero movimentato dai 2 politici ex comunisti.
Tavaroli non è di mezze misure. Nella stessa intervista afferma che Tronchetti era coinvolto in tutto e che lui è distante dal consegnare i punti. Dice: "non accetto di essere il capro espiatorio".
Paolo Manzo